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Il cuore dell’Archivio di Stato di Torino

Il patrimonio dell’Archivio di Stato

A lungo l’Archivio è stato considerato un luogo ovattato, destinato agli specialisti. In realtà, oggi più che mai, si apre a un pubblico vasto. A marcarne la specificità, rispetto a una biblioteca o a un museo, è la tipologia degli oggetti che qui si custodiscono.

I documenti non sono strumenti di immediata diffusione di cultura, bensì sono stati creati per soddisfare finalità giuridiche, amministrative e pratiche e non per essere consultati (come un libro) o apprezzati e collezionati (come un’opera d’arte).

Il patrimonio conservato in un Archivio è strettamente legato alle funzioni e alle attività degli uffici, degli enti, delle aziende, delle persone che hanno prodotto e conservato le carte.

L’utente degli archivi, per orientarsi nella ricerca dei documenti, ha a disposizione una serie di strumenti che permettono di esplorare i vari nuclei e, una volta in sala di studio, può avvalersi dell’opera di mediazione degli archivisti, grazie ai quali il pubblico anche non esperto può individuare più facilmente i documenti che lo interessano.

fondi archivistici sono organizzati sulla base del soggetto produttore (enti, famiglie, persone) che li ha creati, ricevuti, raccolti, ordinati e/o conservati nel corso del tempo. Prima di intraprendere una ricerca documentaria, è dunque necessario collocare l’obiettivo dell’indagine in un contesto più ampio, in modo da risalire alle attività e poi agli enti che potrebbero essere coinvolti. Individuati i soggetti e i fondi più utili si procede alla consultazione dell’inventario del fondo, strumento prezioso, quando disponibile, nella conduzione di una ricerca.

L’inventario descrive infatti le unità archivistiche che compongono un archivio ordinato. Più o meno analitico, a seconda del grado di precisione adottato per compilarlo, esso è spesso introdotto da brevi cenni sulla storia dell’Archivio, sull’ente che lo ha prodotto, sui criteri adottati nell’ordinamento e nell’inventariazione.

Una volta individuate le unità che interessano, si procede alla prenotazione dei mazzi, cioè i contenitori all’interno dei quali vengono conservati i documenti sciolti o raccolti in fascicoli. Per tutelare il vincolo archivistico e la struttura originaria dell’Archivio, garantita dalla corrispondenza che colloca i singoli documenti all’interno di un insieme ordinato e logico, l’ordine delle carte all’interno del mazzo non deve essere modificato durante la consultazione, né devono essere confuse carte collocate in mazzi diversi.

 

Scritto da Redazione Web ASTO   
Martedì 28 Luglio 2009 13:43
Ultimo aggiornamento ( Venerdì 30 Settembre 2011 08:14 )
 
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