Le collezioni librarie ebraiche di Casa Savoia.

La banca dati raccoglie le fonti utili per ricostruire la storia della formazione delle collezioni librarie ebraiche della Biblioteca Ducale di Torino, poi Biblioteca Regia e Regia Universitaria.

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Le prime e più ampie acquisizioni di testi ebraici, manoscritti e a stampa, si ebbero quando ancora il fondo librario dei Savoia era unico (Biblioteca Ducale, poi Regia). Con la divisione che vide una parte del patrimonio librario rimanere presso i Regi Archivi (la “Biblioteca Antica”, conservata tutt’ora in Archivio di Stato) e altra più ampia parte andare a costituire il nucleo centrale della nuova Regia Biblioteca Universitaria (1723; altra parte andò a Superga), i testi ebraici seguirono il destino della grande maggioranza dei libri e furono collocati nella sede della Biblioteca Universitaria, presso l’odierno Rettorato.

Le fonti che documentano la genesi di questa collezione – una delle raccolte librarie ebraiche più importanti, per ampiezza e rilevanza, in Italia e nel mondo – sono nella grande maggioranza sino ad oggi ignote; sono in larga parte costituite dalle note di possesso in ebraico presenti sui volumi stessi, ma anche da documenti d’archivio e cataloghi.

Gli obiettivi del progetto

La Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino, già Biblioteca della Regia Università, ospita un cospicuo e importante fondo librario ebraico, solo in parte studiato e inventariato. Le sezioni più notevoli sono la collezione manoscritta, che era, dopo quelle conservate alla Vaticana e all’Ambrosiana, una delle più ampie raccolte italiane e che a tutt’oggi – nonostante l’incendio che nel 1904 la menomò gravemente – resta di grandissima importanza, e quella a stampa, straordinaria nel suo genere perché, oltre che molto ricca, composta per la metà da cinquecentine (senza dimenticare gli incunaboli e le edizioni rare del XVII e XVIII secolo).

Tommaso Valperga di Caluso

Tommaso Valperga di Caluso

La gran parte di questi volumi faceva già parte della collezione ducale dei Savoia, ma alcuni testi entrarono in biblioteca anche dopo che questa divenne Regia (1720), soprattutto, ma non solo, con l’importante lascito di Tommaso Valperga di Caluso (1809 e 1815).

La genesi di queste collezioni è nota solo in modo parziale e generico e le fonti utili per ricostruire la storia della formazione dei fondi (a iniziare dal possesso privato, nell’ambito delle famiglie ebraiche), della loro vita all’interno delle collezioni sabaude (catalogazioni) e del loro utilizzo (studio da parte degli accademici soprattutto) sono ancora per la gran parte inedite se non sconosciute.

A questo proposito Stelio Bassi, direttore della Biblioteca dal 1957 al 1977, ricordava che «la mancanza nell’Archivio di Stato di Torino dei conti dell’Hôtel per questo periodo, cioè dei conti privati della casa ducale, così come la mancanza di un archivio particolare della Biblioteca ducale, rendono praticamente impossibile seguire con precisione la formazione della Biblioteca ducale…» (I fondi orientali della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino, prefazione a S. Noja, Catalogo dei manoscritti orientali della Biblioteca Nazionale di Torino. I: I manoscritti arabi, persiani e turchi, Torino, Istituto Poligrafico dello Stato, 1974, p. XI, n.3). Tale lacuna, in effetti per molti versi insuperabile, può tuttavia essere almeno in parte colmata grazie all’individuazione e allo studio di fonti reperite altrimenti: all’interno di fondi archivistici non direttamente collegati all’attività della Biblioteca e, soprattutto, sui libri stessi (note di possesso, timbri, annotazioni marginali o interfogliate, note di censura).

Vincenzo Conti

Vincenzo Conti

Scopo del progetto è dunque raccogliere e rendere note le fonti ignote e le (poche) fonti note attinenti alla storia dei libri ebraici a stampa e manoscritti conservati dalla Biblioteca Nazionale. Tali informazioni sono state raccolte e inventariate, così da poter essere messe in relazione le une alle altre al fine di consentire la ricostruzione di una trama storica di grande interesse.

Gli istituti di conservazione all’interno dei quali si è svolta la ricerca sono in primo luogo e soprattutto la Biblioteca Nazionale Universitaria stessa, l’Archivio di Ateneo, l’Archivio dell’Accademia delle Scienze e l’Archivio di Stato.

Le fonti individuate, in misura assai diversa a seconda della tipologia, sono riconducibili alle seguenti tipologie

  • documenti d’archivio;
  • note di possesso (individuate quasi esclusivamente sul materiale a stampa: i manoscritti furono infatti tutti gravemente menomati nell’incendio del 1904 e non conservano più, fatta una sola eccezione, legature e carte di guardia);
  • note di prestito e annotazioni di possessori (individuate quasi esclusivamente sul materiale a stampa: i manoscritti furono infatti tutti gravemente menomati nell’incendio del 1904 e non conservano più, fatta una sola eccezione, legature e carte di guardia);
  • note di censura (individuate quasi esclusivamente sul materiale a stampa: i manoscritti furono infatti tutti gravemente menomati nell’incendio del 1904 e non conservano più, fatta una sola eccezione, legature e carte di guardia);
  • cataloghi o elenchi;
  • timbri-etichette (si escludono gli ex libris della Biblioteca Ducale e di Tommaso Valperga di Caluso, presenti sistematicamente sui libri: si possono viceversa consultare due appositi elenchi dei libri a stampa che riportano queste etichette).

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Progetto realizzato da Chiara Pilocane sotto la direzione scientifica del prof. Corrado Martone
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