Nel 1720 la Biblioteca Ducale divenne Biblioteca Regia o Reale.

Solo tre anni dopo, nell’ambito del più generale rinnovamento degli studi universitari e su impulso in particolare di un parere indirizzato a Vittorio Amedeo II nel 1718 da Scipione Maffei (1675-1755), il re scelse di far confluire nella sede della Biblioteca dell’Università, oltre alla Libreria della Città, la più ampia parte dell’ormai vastissima Biblioteca Reale (altra parte rimase presso i Regi Archivi): fu così creata un’unica “Regia Libreria Pubblica”.

La nuova Biblioteca fu chiamata Biblioteca della Regia Università o Regia Biblioteca Universitaria e fu inaugurata nel 1723: ospitata nella sede in cui fin dal 1720 si era trasferita l’Università, l’attuale rettorato, come anticipato essa riuniva la gran parte della Biblioteca Reale, già Ducale, che custodiva la collezione ebraica, la biblioteca dell’Università, nata nel 1720, e la Libreria Civica, che aveva aperto al pubblico solo 10 anni prima e che possedeva 4.000 volumi circa. I volumi della Biblioteca Reale che non confluirono nella nuova grande biblioteca restarono a Palazzo Reale, nelle sale del Regi Archivi.

Una prima catalogazione dei soli manoscritti della nuova Regia Biblioteca Universitaria si deve a Francesco Domenico Bencini e risale al 1732: gli ebraici vi sono descritti alle pp. 2-76.

G. Pasini, Codices manuscripti Bibliothecae Regii Taurinensis Athenaei per lingua digesti ... 1749

G. Pasini, Codices manuscripti Bibliothecae Regii Taurinensis Athenaei per lingua digesti … 1749

Nel 1749 seguì, ad opera di Giuseppe Pasini, il primo catalogo a stampa dei manoscritti della biblioteca: conta 169 codici ebraici ed è il primo catalogo a stampa di una collezione ebraica italiana: Codices manuscripti Bibliothecae Regii Taurinensis Athenaei per lingua digesti, et binas in partes distributi, in quarum prima Hebraei, et Graeci, in altera Latini, Italici et Gallici. Recensuerunt, et animadversionibus illustrarunt Josephus Pasinus Regi a consiliis Bibliothecae praeses et moderator Antonius Rivautella, et Franciscus Berta, Torino, Typographia Regia, 1749.

Un’Appendice al Pasini fu da allora fino aggiornata con le successive acquisizioni di manoscritti: gli ebraici sono descritti dalla pagina 2 alla 34.

Etichetta della Regia Biblioteca dell'Università

Etichetta della Regia Biblioteca dell’Università

L’ultimo notevole incremento della collezione di codici e libri a stampa ebraici fu quello della biblioteca di Tommaso Valperga di Caluso. Il fondo, acquisito fra il 1809 e il 1815, fu catalogato dall’allievo Amedeo Peyron nel 1820, in collaborazione con Giuseppe Vernazza bibliotecario dell’Università, Israel Treves e Gianantonio Arri: annoverava, insieme a libri in altre lingue, 132 ebraici, di cui 42 testi a stampa, 6 incunaboli e 84 manoscritti.

Per l’Ottocento è registrato l’ingresso in Biblioteca di un solo manoscritto ebraico oltre a quelli donati dal Valperga di Caluso: una Megillat Ester acquistato dallo stesso Amedeo Peyron e da lui donata alla biblioteca nel 1815.

Di grandissima importanza è il catalogo compilato da Bernardino Peyron nel 1880, poiché si tratta dell’ultimo catalogo di manoscritti ebraici antecedente il rovinoso incendio che nel 1904 menomò gravemente le collezioni ebraiche Codices Hebraici manu exarati Regiae Bibliothecae quae in Taurinensi athenaeo asservatur, Romae-Taurini-Florentiae, Fratres Bocca, 1880.

A Bernardino Peyron si deve inoltre un inventario delle opere ebraiche a stampa, inedito e conservato nel deposito della biblioteca con la segnatura R.I.7 (1852-1853): Catalogus librorum Hebraicorum digestus a Bernardino Peyrono annis MDCCCXLII-III.