Le testimonianze della guerra al brigantaggio nella “Raccolta Caviglia”.

Le immagini e i documenti della “Raccolta Caviglia” costituiscono una preziosa fonte di informazione sui tragici eventi che turbarono la penisola in epoca risorgimentale visti con gli occhi degli ufficiali dell’esercito che parteciparono alla campagna contro i briganti.

NEL PATRIMONIO
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L’Archivio di Stato di Torino conserva soprattutto documentazione relativa all’antico Regno di Sardegna fino al momento della sua trasformazione nel Regno d’Italia. Ciò non toglie che anche le vicende successive all’Unità e riguardanti non solo la storia di Torino o del Piemonte, ma dell’intera Nazione, siano spesso ben testimoniate dalle carte conservate in Archivio.

È il caso, ad esempio, del tragico episodio della guerra al brigantaggio nel Meridione. Si trattò di un fenomeno complesso, nel quale si intrecciavano criminalità preesistente, guerriglia filoborbonica e ribellione sociale ed economica.

Lo Stato italiano affrontò il problema inviando in Italia meridionale metà dell’esercito per una campagna militare durissima: esecuzioni sommarie dei prigionieri o distruzioni da parte dell’esercito di interi villaggi sospettati di aver dato asilo ai briganti non costituirono casi isolati.

La dura campagna militare, se riuscì ad estirpare la piaga del brigantaggio, non risolse però le cause più profonde che stavano alla sua origine e che già alcuni politici ed ufficiali illuminati dell’epoca avevano individuato nelle condizioni di arretratezza socio-culturale ed economica in cui versava buona parte della popolazione meridionale. La crudezza con cui il governo italiano aveva affrontato la lotta contro il brigantaggio, spesso coinvolgendo e penalizzando la popolazione civile, aveva anzi peggiorato la situazione, poiché aveva alienato allo Stato la simpatia e la fiducia di larghi strati della società meridionale.

La “Raccolta Caviglia”

Testimonianza di questi tragici eventi che coinvolsero la neonata nazione italiana sono le fotografie che seguono: sono tutte immagini allegate alle lettere inviate tra 1864 e 1866 da Alfonso, Ferdinando e Michele Chiaperati, ufficiali dell’esercito italiano che parteciparono alla campagna contro i briganti. Le lettere sono conservate all’interno di una collezione di immagini e documenti relativi per lo più al Risorgimento nota come “Raccolta Caviglia” (ASTo, Miscellanee, Miscellanea Caviglia).

Le fotografie rappresentano tutti briganti catturati e immortalati quasi come prede di guerra, prima di venire, in molti casi, passati per le armi. Interessante è difatti pure il verso delle foto, che riporta informazioni sui soggetti raffigurati e sulla loro sorte. Possiamo così sapere, ad esempio, che taluni dei catturati furono fucilati o “condannati a vita”, mentre uno, Giuseppe Caruso, dopo l’arresto e la condanna a 7 anni di carcere passò a svolgere funzioni di guida dei bersaglieri.

Altre fonti d’archivio

Oltre alla “Raccolta Caviglia”, l’Archivio di Stato di Torino conserva altri fondi archivistici nei quali è possibile rintracciare documentazione sulle problematiche militari, socio-culturali ed economiche degli anni immediatamente successivi all’Unità italiana. Per rimanere al problema del brigantaggio e dei documenti sulla campagna militare per combatterlo, ad esempio, una serie “Brigantaggio” è presente nel fondo del Ministero della Guerra, all’interno della Divisione Gabinetto del Ministro (ASTo, Ministero della Guerra, Ministero della guerra del Regno d’Italia (1861-1870), Segretariato generale, Divisione Gabinetto del ministro, Affari confidenziali e riservati (Brigantaggio).

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