In occasione della Giornata nazionale del Paesaggio 2021, raccontiamo la storia di Piero Zanetti e della sua passione per la montagna, attraverso documenti e fotografie conservati nel suo archivio privato, donato all’Archivio di Stato di Torino nel 2006 dalla figlia Paola Zanetti Casorati insieme a quello del nonno Giuseppe.

NEL PATRIMONIO
RISORSE

Piero Zanetti, avvocato, intellettuale antifascista e noto scalatore, nasce a Ivrea nel 1899 e muore a Torino nel 1972: la memoria della sua vita e della sua attività (culturale, politica e sportiva) è conservata in gran parte all’Archivio di Stato di Torino, al quale la figlia Paola ha donato l’archivio del padre e del nonno Giuseppe, dopo averle salvati dalla dispersione e pazientemente riordinati. Il fondo della famiglia comprende anche più di 800 tra volumi e riviste provenienti dalle rispettive biblioteche. Altra documentazione relativa alla famiglia Zanetti è conservata in diversi Istituti culturali cittadini: materiale d’archivio di Giuseppe Zanetti presso l’Archivio della Provincia; libri, opuscoli e periodici di Giuseppe e Piero nella biblioteca del CAI; la biblioteca di libri d’arte di Piero Zanetti presso l’Archivio Casorati; il materiale musicale presso il conservatorio Giuseppe Verdi e alla Maison de la Musique di Rivoli .

La formazione

Piero Zanetti nasce a Ivrea il 13 aprile 1899. La sua famiglia è molto nota nel Canavese: sua madre, Emilia de Giacomi, appartiene all’antica nobiltà locale, mentre tra gli avi del padre Giuseppe, presidente di opere pie e uomo politico, vi sono generali dell’esercito, sindaci e consiglieri provinciali. Piero frequenta prima il Piccolo Seminario Vescovile di Ivrea, poi il Real Collegio Carlo Alberto di Moncalieri e si diploma al Liceo Botta di Ivrea.

Foto di Piero nel 1913 circa
(Archivio Piero Zanetti, scatola 1, cartella 8)

La guerra

Nel febbraio 1917 si arruola come volontario e dopo aver frequentato il corso per aspiranti ufficiali di complemento a Parma, è inviato in zona di guerra per continuare le esercitazioni. Dopo Caporetto chiede di essere mandato al fronte e viene assegnato alla Brigata Perugia, in quel momento impegnata sull’Altipiano di Asiago. Dalla primavera del 1918 chiede il trasferimento in aviazione ed entra nel Battaglione Aviatori di Torino: inviato al campo addestramento di Capua, ottiene il brevetto da pilota solo poco prima della firma dell’armistizio.

Campo addestramento aviatori: Piero Zanetti (a sinistra) improvvisa un duello al fioretto, 1918
(Archivio Piero Zanetti, scatola 2, cartellina 11B)

L’impegno politico

Tornato in Piemonte subito dopo la fine della guerra, si laurea prima in Lettere e Filosofia, nel 1921, poi in Giurisprudenza nel 1924. Fonda e dirige la rivista “L’Ascesa”, alla quale collaborano molti intellettuali ed artisti su temi di arte, letteratura e politica. Nel frattempo insegna in diverse scuole superiori a Santhià, Ivrea e Alessandria e, nel 1925, si abilita come avvocato, aprendo l’anno successivo uno studio a Torino. In questo periodo stringe amicizia con tanti intellettuali piemontesi, tra cui Piero Gobetti, Lionello Venturi, Felice Casorati, Carlo Levi, Francesco Menzio, Renzo Gandolfo, Gigi Chessa e Adriano Olivetti. Sono questi anche gli anni dell’impegno politico di Zanetti: nel 1926 Gobetti gli affida la direzione de “Il Baretti” -la rivista di dichiarato stampo antifascista che sopravvive fino al 1928- e nel 1927 entra nel direttivo della società segreta “La Giovine Italia”, di chiara ispirazione mazziniana e opposta al Regime.
Nominato segretario per Ivrea del gruppo “Rivoluzione liberale”, milita poi segretamente nella cellula torinese di “Giustizia e Libertà”: viene arrestato nel 1935 e portato nel carcere di Regina Coeli. Dopo l’assoluzione nel 1936 rientra a Torino, lascia la professione di avvocato e si dedica al commercio delle stoffe. Solo al termine della guerra, dopo essere sfollato a Trofarello, torna definitivamente in città dove riapre uno studio legale nel 1945, attivo fino al 1948. A partire dagli anni Cinquanta ricopre cariche direttive in diverse aziende cittadine.

Una vita in montagna

Piero Zanetti non è conosciuto solo per il suo impegno in politica e in ambito culturale: tra i più noti alpinisti italiani, prende parte nel 1929 alla missione di ricerca dell’equipaggio del dirigibile Italia, precipitato nei ghiacci dell’Artide l’anno precedente. Mussolini pone al comando della spedizione l’ingegnere Gianni Albertini che sceglie come secondo proprio Zanetti, suo amico di lunga data e con il quale aveva già scalato il Monte Bianco. La missione, che avrà grande eco sui giornali nazionali, non ha esito positivo.

Zanetti e compagni durante il viaggio verso l’Artide
(Archivio Piero Zanetti, scatola 7, cartellina 8)

La passione di Zanetti per la montagna è documentata da lettere, documenti e un buon numero di fotografie conservate nel suo archivio personale insieme a mappe e cartoline databili tra gli anni Venti e gli anni Quaranta del Novecento.

Paesaggio montano con personaggi non identificati, senza data
(Archivio Piero Zanetti, scatola 8, cartellina 5)

Nel 1930 Angelo Manaresi, commissario straordinario dal 1928 dell’Associazione nazionale Alpini e sottosegretario alla Guerra, diventa presidente del CAI (Club Alpino Italiano): Zanetti viene nominato quello stesso anno segretario della sezione torinese, dove rimane fino al 1935 occupandosi sia di aspetti amministrativi che della vita culturale e associativa. Sarà proprio Piero a organizzare la spedizione alpinistica nelle Ande argentine che parte nel 1934. Partecipano all’iniziativa, appoggiata con entusiasmo dal Governo, Gabriele Boccalatte, Giorgio Brunner, Giusto Gervasutti e Aldo Bonacossa.
Un album fotografico rilegato dal titolo “Dalle Alpi alle Ande”, conservato da Piero nel suo archivio, documenta tutto il viaggio della spedizione, dall’arrivo in Brasile, al viaggio verso le montagne argentine, alle scalate delle vette. A marzo il gruppo raggiunge i 6000 metri sulla cima del Nevado de Los Leones mentre fallisce la salita sul Cerro El Marmolejo.

Foto del marmolejo, dal viaggio-spedizione sulle Ande, 1934
(Archivio Piero Zanetti, scatola 8, cartellina 6)

La spedizione è l’ultima avventura alpinistica di Zanetti che a partire dal 1935 decide di non arrampicare più in montagna: le sue imprese sportive sono state documentate sui maggiori quotidiani nazionali, di cui lo stesso Zanetti è stato più volte inviato speciale.

NEL PATRIMONIO

il fondo della famiglia Zanetti
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RISORSE

Tra alpinismo e antifascismo (di Giulia Beltrametti)
Una biografia di Piero Zanetti (di Franco Capozzi)
1 maggio 1929: la spedizione Albertini è partita (La Stampa)

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