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Dettaglio

Intestazione
Paesi
Descrizione
L’archivista ottocentesco Giuseppe Fea individuava nel complesso chiamato “Paesi” una delle due grandi ripartizioni in cui gli imponenti lavori di riordino del Settecento e dell’Ottocento avevano suddiviso le carte dell’Archivio di Corte: Materie e, per l’appunto, Paesi.
Proprio sulla base dei riordinamenti "per materia" dei secoli XVIII e XIX i documenti in cui il complesso "Paesi" risulta oggi  ripartito sono riconducibili a tre distinte situazioni.
Nell'ambito del primo gruppo sono compresi i documenti che fanno riferimento a territori anticamente posseduti o successivamente acquisiti sino al secolo XVIII, in particolare: ai domini transalpini (ivi compresi il Ducato di Savoia e quello di Aosta); alle undici Province piemontesi (Torino, Alba, Asti, Biella, Cuneo, Fossano, Ivrea, Mondovì, Pinerolo, Susa, Vercelli); al Contado di Nizza; alle realtà statuali assorbite dallo Stato sabaudo  con l’espansione dei secoli XVI-XVII (tra queste ad esempio il principato di Oneglia e il Marchesato di Saluzzo); ai territori annessi dallo Stato sabaudo a seguito dei Trattati conclusi nel secolo XVIII (ad esempio Sicilia, Sardegna, Marchesato del Monferrato, Novarese, Tortonese, Lomellina).
Nel secondo gruppo risultano inclusi i documenti relativi a Province e terre transalpine perdute anteriormente al XVIII secolo, per esempio Bresse, Bugey, Valentinois, Bogogna, Baronnie de Vaud.
Il terzo gruppo riguarda infine i documenti relativi a territori il cui possesso veniva rivendicato dallo Stato sabaudo senza essere però mai  effettivo in età moderna: appartengono a questo nucleo, per esempio, Ginevra, il Principato di Monaco, il Milanese. Rispecchiando tale ordinamento la situazione politica settecentesca, risultano compresi tra questi ultimi gli atti relativi alla Repubblica di Genova, divenuta parte del Regno di Sardegna nel secolo XIX.

Per il Regno di Sicilia, acquisito nel 1713 e perduto nel 1718, e per quello di Sardegna, a cui, in virtù degli accordi stipulati al momento della cessione ai Savoia nel 1720, non veniva estesa la legislazione vigente sui territori di terraferma, vennero costituiti fondi a se stanti nei quali confluirono, oltre alla documentazione concernente singoli paesi, gli atti relativi all'amministrazione generale di tali territori, ivi comprese le fasi antecedenti alla loro annessione allo Stato sabaudo.
L'ordinamento ottocentesco, che riprese, con lo scopo di completarlo, quello del Settecento, con la creazione di addizioni ai fondi già esistenti a partire da raggruppamenti delle carte per circoscrizioni provinciali o singole località,  non giunse a termine, arrestandosi ad una fase intermedia.
Da tale interruzione trassero origine gli attuali fondi denominati "Paesi in genere per province" e "Paesi per A e B".




Estremi cronologici
899 - 1859
Estensioni cronologiche
-
Consistenza
4714 di cui 3751 bb., 827voll.,129regg.,1f.,2pacchi,1pergam. e 1 rot.
Qualifica
-

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Storia archivistica
Le istruzioni del re Carlo Emanuele III di Savoia all’archivista Garbiglione del 19 maggio 1731 prevedevano, all’interno del palazzo degli Archivi di Corte che proprio in quell’anno Filippo Juvarra stava iniziando a edificare, la presenza di una sala – la quarta- destinata a conservare le scritture “…che concernono li paesi, le provincie, e regni che furono altre volte sotto il dominio de’ nostri Reali antenati”. In realtà le medesime Istruzioni chiarivano altrove che nella quarta stanza dovevano trovare posto anche “quelle scritture che riguardano que’ paesi posseduti da altre potenze, sopra le quali per altro abbiamo una qualche pretensione con tutte le scritture, che servono per appoggiarla”. Inoltre la sala precedente, che insieme alla seconda doveva conservare “le scritture, che riguardano l’interno de’ Stati”, veniva destinata alle carte che “riguardano solamente qualche provincia, città, terre e luoghi in particolare”. Questa impostazione fu puntualmente attuata nell'ordinamento settecentesco dell'Archivio di corte con la creazione, nell'ambito delle grandi suddivisioni che ne caratterizzano la struttura, di un settore denominato "Paesi". Essa non venne modificata dai successivi interventi ottocenteschi. Intorno al 1850, infatti, l'archivista Giuseppe Fea, riprendendo i lavori di riordino documentario iniziati nel secolo precedente, comprendeva nel complesso "Paesi" le scritture che “possono riflettere o un ducato od un marchesato od un principato etc. in generale, ovvero una provincia pure in generale od una città o paese in particolare….”. Aggiungeva poi: “I paesi, poi, appartengono o agli Stati antichi e tuttor posseduti, od a Stati o province posteriormente acquistati, od a Stati e province perduti, od a Stati e province temporaneamente occupati”. In occasione dei lavori archivistici ottocenteschi venne affrontato l'ordinamento delle carte non classificate dagli interventi settecenteschi o successivamente prodotte, costituendo addizioni ai fondi già esistenti. Avendo riguardo al loro contenuto gli atti vennero raggruppati per circoscrizioni provinciali o per singole località. L'ordinamento non giunse tuttavia a termine, arrestandosi ad una fase intermedia. Da tale interruzione trassero pertanto origine gli attuali fondi denominati "Paesi in genere per province" e "Paesi per A e B".


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